Metodo Gentlecare

Metodo Gentlecare: l’ambiente protesico per l’anziano disorientato


COME AIUTARE L’ANZIANO DISORIENTATO NELLA QUOTIDIANITÀ

Recentemente mi sono trovata a riflettere sulle domande che vengono poste all’interno dei social da parte dei familiari oberati e disperati, alla ricerca di un supporto, o una parola di conforto, proveniente da chi è nella stessa situazione.

I familiari si sentono soli nell’affrontare le difficoltà e i disagi dovuti alla gestione di un anziano con demenza/disorientamento e senza armi per “combatterli” nel quotidiano.

Tutto questo porta a dedurre che la diffusione delle informazioni “sull’argomento demenza” stia avvenendo soprattutto all’interno dell’ambiente professionale e con lentezza ai familiari caregiver. Questo vale sia per Validation che per altri metodi, che incontrano difficoltà a diffondersi a livello capillare.

Come sempre dico, ringrazio quotidianamente di aver conosciuto e applicato il metodo Validation, che mi permette di affrontare l’aspetto relazionale con serenità e “sicurezza” e che, nel mio piccolo, cerco di far arrivare al maggior numero di persone.
In alcune circostanze però mi sono tornate utili anche delle strategie che riguardano altri aspetti dell’assistenza alle persone disorientate. Strategie alternative che ho acquisito negli anni, attraverso l’esperienza e partecipando a vari corsi di aggiornamento sulla demenza.

CHE COS’È METODO GENTLECARE?

Pensando alle difficoltà che i caregiver affrontano quotidianamente e che possono davvero essere alleggerite da aiuti provenienti anche da competenze diverse, potrebbe essere utile conoscere l’esistenza di un altro metodo che ho avuto modo di incontrare nel mio percorso formativo: il Metodo Gentlecare.
Il Metodo Gentlecare ha, tra l’altro, recentemente visto momenti di confronto e dialogo con Validation e vorrei condividere con voi alcune strategie che ho potuto utilizzare e apprezzare sia in ambito lavorativo, che personale, e che riguardano in specifico l’ambiente di vita.

Ambiente, che da Moira Jones, autrice del metodo, viene ritenuto protesico, visto cioè come una protesi d’aiuto per l’anziano che ha perso le capacità fisiche, cognitive e sensoriali.
Ambiente che può essere “utilizzato” per intervenire e risolvere problematiche presenti, ma anche per prevenire quelli che sono definiti disturbi comportamentali, e che spesso derivano invece da una alterata percezione dell’ambiente da parte dell’anziano.
A causa di disturbi visivi per esempio, alcune situazioni possono essere distorte e creare reazioni imprevedibili, ma evitabili, se ne conosciamo i meccanismi.

SCALINI IMMAGINARI, BUCHI VIRTUALI E LIBRERIE COME AIUTO PER L’ANZIANO DISORIENTATO

È noto che l’anziano con deficit visivo possa interpretare quello che vede in un modo completamente diverso dal reale e di conseguenza far diventare l’ambiente un fattore ostile o, al contrario, favorevole.

Un esempio di ambiente che da un momento all’altro diventa ostile è la riga che si forma fra due tipi di pavimenti diversi, e che può essere improvvisamente interpretata dall’anziano come un gradino o un ostacolo.
Possiamo vederlo mentre prova a superarla alzando il piede, oppure mentre si rifiuta di proseguire, opponendosi, fino a mostrare in alcuni casi, aggressività che potrebbe causare una conseguente serie di difficoltà nella gestione del momento, come ad esempio impedirci di accompagnarlo a letto se la riga è sulla porta della sua stanza.
Questo può diventare motivo di conflitti e tensioni fortissime se non se ne comprende la causa, mentre ecco che il problema può essere risolto seguendo i suggerimenti del Metodo Gentlecare, semplicemente uniformando il pavimento.

Lo stesso meccanismo può essere sfruttato anche al contrario, per evitare che l’anziano disorientato esca di casa a nostra insaputa. Creando, ad esempio, una riga netta con del nastro adesivo scuro si ottiene lo stesso effetto ostacolo della riga sul pavimento o ancora, collocando un tappeto nero davanti alla porta d’entrata si riesce a creare un “buco” virtuale che gli impedisce di avvicinarsi alla porta per uscire.

Sempre una riga, ma che invece diventa parte di ambiente amico, è quella che noi utilizziamo a volte in struttura tracciando sul pavimento il percorso fra due ambienti con un nastro adesivo colorato, per aiutare l’anziano con disorientamento spaziale a trovare facilmente la propria stanza o il bagno.

Anche un cartello sulla porta della camera con il nome della persona scritto grande ne favorisce l’identificazione immediata fra tante porte uguali, o ancora un cartello con la scritta bagno, o cucina, che aiuta ad individuare facilmente l’ambiente che serve in quel momento.

Un altro aiuto che ci può arrivare dall’ambiente, e che è stato trattato in un precedente articolo (vedi articolo: Cerca sempre di uscire di casa, come fare?), è il “mascherare le vie di fuga”.
Nella struttura in cui opero, una porta che è stata rivestita con carta da parati facendola apparire come uno scaffale pieno di libri, ha interrotto le “migrazioni” di una signora da un reparto all’altro che causavano continue ricerche.
Si tratta di una strategia che può essere estremamente utile anche a domicilio, mimetizzando una porta come libreria, o anche come armadio, si può ridurre la richiesta di uscita.

Questi sono solo dei piccoli esempi, ma significativi, di quanto l’aspetto “ambiente” visto come protesico, su suggerimento del Metodo Gentlecare, possa essere di supporto nel quotidiano così complesso delle famiglie coinvolte nella cura degli anziani disorientati.

L’ARGOMENTO DEL PROSSIMO APPUNTAMENTO

Nell’articolo di quest’oggi abbiamo visto come piccoli “trucchi” ci possano essere d’aiuto nel quotidiano, voi quale strategie mettete in atto all’interno delle vostre case?

Come sempre vi invitiamo a  condividere con noi le vostre esperienze e per farlo potete scrivere a info@storiedialzheimer.it o se preferite, inviare un messaggio privato alla Pagina Facebook Storie di Alzheimer.

Riporteremo poi le vostre storie in forma anonima, storie che saranno d’aiuto per chi si trova nella vostra stessa situazione.

Vi salutiamo dandovi appuntamento con il Metodo Validation il prossimo 17 giugno con “Le barriere comunicative tra noi e l’anziano disorientato

Trovo indispensabile sottolineare che il metodo Validation può essere applicato avendo la consapevolezza che alcuni piccoli suggerimenti, da soli, non potranno portare a risultati “miracolosi”

Patrizia Gelmi

Ben trovato a chi ha deciso di conoscere il metodo Validation attraverso Storie di Alzheimer.
Il tema all’interno di Storie di Alzheimer non ha l’obbiettivo di formare,
esistono infatti incontri e corsi strutturati a questo scopo, ma bensì di “dialogare”.
L’obbiettivo è portare a conoscenza delle famiglie il metodo che ha cambiato negli ultimi 15 anni la mia vita, sia dal punto di vista lavorativo che personale.

Patrizia GelmiFormatrice Validation

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