I tempi dell’anziano disorientato: come adattarci a loro


QUANDO I NOSTRI ANZIANI DISORIENTATI CAMBIANO, C’È UN MOMENTO MIGLIORE PER FARE LE COSE?

Si sente parlare spesso di rispetto dei tempi dell’anziano, ma nella realtà cosa significa? E soprattutto, cosa comporta questo per l’anziano disorientato?

Istintivamente si pensa semplicemente che ci voglia più tempo per fare le cose, ed è vero, ma non è solo questo. Quando la persona coinvolta non è solamente anziana, ma anche disorientata, le cose si complicano ulteriormente ed è in queste situazioni che un’attività molto semplice, e che richiede poco tempo, rischia di trasformarsi in un’impresa lunghissima o anche in una lotta nel vero senso della parola, spesso accompagnata da frustrazione, rabbia e delusione da parte del caregiver.

Notoriamente con l’avanzare dell’età, e con il diminuire delle forze, la lentezza caratterizza naturalmente i movimenti del nostro anziano, ma con il disorientamento anche la capacità di prendere decisioni e la realizzazione di tutte le attività quotidiane, che l’anziano prima svolgeva in modo così naturale, ne vengono condizionate e si complicano. A maggior ragione, laddove la capacità cognitiva viene meno, vanno ad aumentare i tempi di esecuzione di qualsiasi attività giornaliera.

Prendiamo ad esempio un’attività comune come quella di vestirsi, normalmente complicata in età avanzata da rigidità degli arti e delle mani, nonché dalla presenza di dolori. Ma se la persona oltre ad essere anziana è anche disorientata, entrano in gioco il mancato riconoscimento degli oggetti o dell’uso che se ne deve fare, il tutto complicato ulteriormente nel tempo dalla difficoltà sempre maggiore di compiere degli atti sequenziali, anche apparentemente semplici, come infilarsi prima la camicia e poi la maglia.

Quante volte abbiamo trovato il nostro anziano che, vestendosi da solo si era infilato gli indumenti in ordine contrario oppure, ancora peggio, le maniche della maglia nelle gambe? E magari proprio quando abbiamo fretta di uscire e la perdita di tempo che ne consegue crea irritazione e malumore.

I TEMPI DELL’ANZIANO DISORIENTATO

Il tempo stesso perde il suo significato, sia inteso come orario che come periodo di tempo da dedicare ad una attività, e nello stesso tempo per il nostro anziano conta sempre di più quello di cui ha bisogno o quello che ha deciso di fare in quel momento. È facile quindi che la persona disorientata  decida che le otto del mattino non sia il momento di lavarsi, ma quello migliore per sistemare gli armadi, e mentre noi cerchiamo di convincerla a venire in bagno a lavarsi, si arrabbia perché non le permettiamo di occuparsi di quell’attività per lei così importante.

Mi viene in mente una signora che, in un momento di Wandering molto intenso era talmente occupata a seguire i suoi pensieri, e talmente affaccendata, che per tutto il giorno camminava toccando e spostando oggetti, entrava ed usciva dai vari locali senza sosta e senza attenzione a nulla che non fosse il suo bisogno di fare. Oltre a non riconoscere più l’orario del pasto sembrava non sentire più nemmeno lo stimolo della fame, e qualsiasi tentativo da parte nostra di farla sedere a tavola era solo causa di conflitto e di irrigidimento da parte dell’ospite, che dimostrava una forza notevole nel contrastare i nostri tentativi di farla “aderire al momento di mangiare”.

In questo caso per rispettare ed adattarci ai suoi tempi, noi operatori ci organizzammo alternandoci a seguirla e proponendole ogni tanto un cucchiaio di cibo. Naturalmente per garantirle un pasto i tempi di assunzione si allungarono, ed impiegammo anche due ore per alimentarla, ma in questo modo evitammo di contrastarla (vedi articoli dedicati al contrasto) e riuscimmo a garantirle un’alimentazione adeguata.

COME COMPORTARCI RISPETTO AI TEMPI DELL’ANZIANO DISORIENTATO?

Di fronte a qualsiasi caso in cui i tempi delle azioni del nostro anziano si vanno ad allungare, che sia vestirsi, lavarsi o mangiare, se non vogliamo che questo diventi fonte di tensione continua, oltre all’uso della pazienza, che chi si occupa di anziani disorientati sviluppa, risulta funzionale un cambiamento di atteggiamento, cioè imparare a “guardare” queste situazioni con una comprensione del suo bisogno, che va al di là dei nostri tempi e delle nostre necessità e di una creatività nel cercare strategie continue per evitare i contrasti.

Se lasciamo che prevalga l’aspettativa che siano loro ad adeguarsi ai nostri tempi, e alle nostre necessità (anche se più che legittime) della vita quotidiana, del lavoro o della nostra famiglia, rischiamo di andare incontro a grandi scontri e delusioni, mentre se, come il Metodo Validation ci dice, riusciamo ad entrare nel loro mondo, e tempo, le frustrazioni si riducono e la relazione migliora, diventando gratificante e costruttiva.

COSA FARE QUANDO I TEMPI DEL NOSTRO ANZIANO NON COINCIDONO CON I NOSTRI?

Riuscire ad entrare nel loro “tempo” ovviamente richiede impegno ed allenamento, non ci sono ricette magiche per ogni situazione, ma quello che Validation ci ricorda è l’aiuto che ci viene dall’essere “centrati” (vedi articolo su empatia e ed esercizio sul Centering) per prendere la giusta distanza da noi ed entrare con empatia nel loro bisogno/momento/tempo.

L’elasticità nello svolgere le attività diventa prioritaria, riuscire ad adattare le situazioni alle nostre disponibilità fondamentale. Sembra banale ricordare che, se sappiamo che un’attività richiede un tempo lungo (ad esempio fare il bagno) cercheremo di programmarla nel momento in cui avremo più tempo a disposizione per evitare tensioni che non ci aiuterebbero nello svolgimento.

Teniamo sempre presente che potrebbe esserci il rifiuto da parte del nostro anziano in quel momento e potrebbe rendersi necessario aspettare il momento migliore.

Quando è possibile lasciamo che facciano da soli attività quali lavarsi, vestirsi e mangiare concedendogli tutto il tempo di cui hanno bisogno, ma se sappiamo di non avere tutta la disponibilità necessaria, mettere in atto un aiuto nel farlo è più che legittimo.

Semplificare al massimo le azioni può essere di grande supporto, soprattutto se l’anziano tollera poco il nostro aiuto.

Piccoli accorgimenti ci possono facilitare in base al tempo che abbiamo a disposizione, come ad esempio scegliere vestiti senza bottoni se si ha fretta. Sarà più semplice mettere una maglia rispetto ad una camicia, calzini e pantaloni saranno meno impegnativi di collant e gonna, le scarpe da ginnastica con lo strappo più veloci di quelle con i lacci. Se invece è il tempo del pasto a dover essere velocizzato, magari è sufficiente preparare un piatto unico ricco, oppure semplice da mangiare con le mani come un toast, tramezzino o frittata di pasta, così da ridurre il tempo da passare a tavola e velocizzare i tempi senza creare tensioni.

Capita a volte di essere così coinvolti nelle abitudini da dimenticare che quasi tutto quello che deve essere fatto può essere svolto anche in un altro momento. La colazione si può fare un’ora dopo, o un’ora prima del solito, se questo ci aiuta ad essere pronti per uscire per tempo, se per lavarsi il viso ci vuole mezz’ora, e l’anziano si è svegliato tardi, si può fare colazione prima e lavarsi dopo, se è fondamentale mettere a posto subito i cassetti si può tranquillamente stare in pigiama e vestirsi più tardi.

Quando il tempo per fare “quello che va fatto” e “quello che vuole fare il nostro anziano” non coincidono può essere d’aiuto cantare una canzone particolarmente amata, (quante volte intonare Romagna Mia ha consentito agli operatori di fare un’igiene in tutta tranquillità a persone che al nostro arrivo rifiutavano di farsi lavare!) oppure recitare una preghiera o una poesia se sappiamo che all’anziano è gradito, creandogli benessere e tranquillità.

In conclusione, con il  benessere dell’anziano come obiettivo e usando l’atteggiamento convalidante (vedi gli articoli “Che cos’è l’atteggiamento convalidante?”) possiamo garantire il rispetto dei suoi tempi e l’accoglienza dei suoi bisogni con maggior facilità e minore frustrazione.

Mettendo in atto piccole strategie di tipo organizzativo, utilizzando tutto ciò che sappiamo per farli stare bene e a volte semplicemente chiedendoci «questa cosa è davvero fondamentale farla adesso?» ci consente di gestire al meglio il “tempo” nostro e del nostro caro.

L’ARGOMENTO DEL PROSSIMO APPUNTAMENTO

Come sempre questi sono alcuni esempi che possono essere d’aiuto a familiari e caregiver nella quotidianità, ma se ci sono situazioni specifiche che vorreste analizzare insieme a noi, oppure strategie che volete condividere scriveteci una mail a info@storiedialzheimer.it oppure inviateci un messaggio privato su Facebook alla Pagina Storie di Alzheimer. Le vostre storie verranno pubblicate per essere d’aiuto agli agli altri ma in forma privata.

Vi salutiamo dandovi appuntamento con il Metodo Validation nel 2019, il prossimo 23 gennaio con l’argomento Perché creare una relazione basata sulla fiducia.

Trovo indispensabile sottolineare che il metodo Validation può essere applicato avendo la consapevolezza che alcuni piccoli suggerimenti, da soli, non potranno portare a risultati “miracolosi”

Patrizia Gelmi

Ben trovato a chi ha deciso di conoscere il metodo Validation attraverso Storie di Alzheimer.
Il tema all’interno di Storie di Alzheimer non ha l’obbiettivo di formare,
esistono infatti incontri e corsi strutturati a questo scopo, ma bensì di “dialogare”.
L’obbiettivo è portare a conoscenza delle famiglie il metodo che ha cambiato negli ultimi 15 anni la mia vita, sia dal punto di vista lavorativo che personale.

Patrizia GelmiFormatrice Validation

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