La Giornata Mondiale dell’Alzheimer e la condivisione

Oggi è la Giornata Mondiale dell’Alzheimer, un giorno dell’anno dedicato a parlare di questa malattia che ci porta via le persone care e ci stravolge la vita.

Non dedicherò questo articolo a spiegare cosa sia l’Alzheimer, ma vorrei concentrarmi sulla “solitudine”.

Quando l’Alzheimer arriva è come un ciclone, spazza via tutto, a volte anche gli amici e non solo. Fortunatamente non è sempre così, ci sono amici e parenti che restano al tuo fianco, ma un amico o un parente è sempre in grado di capirti?

Una persona “amica” chiaramente ci ascolta, ci permette di tirare fuori le emozioni, ma a volte questo pare non basti.

Io ho sempre sentito l’esigenza di parlare, con chi, come me, viveva nella mia stessa situazione.

Ho sempre pensato, che solo chi si trovava a confrontarsi con le mie stesse difficoltà, poteva fino in fondo capire quello che realmente stavo provando, ma ho sempre avuto una grande difficoltà a trovare le situazioni giuste.

Io, Mamma, l’Alzheimer e il Metodo Validation

Qualche giorno fa sono stata invitata, in occasione di un ciclo di incontri dedicati alla Giornata Mondiale dell’Alzheimer, organizzati dall’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona Città di Riva, a parlare di Storie in Valigia.

Venerdì 15 settembre ho avuto l’opportunità di condividere attraverso il mio racconto, il percorso di mia madre e mio, attraverso l’Alzheimer, e di parlare del mio incontro con il Metodo Validation.

Un invito che ho accettato con estremo piacere, perché Storie in Valigia è nato con l’obbiettivo di condividere e far sentire le persone meno sole, magari fornendo un piccolo aiuto.

Ma non sapevo che questa serata mi avrebbe riservato delle bellissime emozioni, in cui ho potuto incontrare e confrontarmi con altri familiari, che hanno partecipato attivamente al mio intervento.

Il confronto

Il mio racconto è partito dall’anno 2012, l’anno in cui mia madre mostrò i primi segni di disorientamento, fino ad parlare di questi ultimi mesi, dove l’Alzheimer non si “nasconde” più dietro presunte depressioni o segni di stanchezza, ma si mostra evidente impossessandosi della mia mamma.

Mentre parlavo vedevo teste annuire, probabilmente perché rivedevano nel mio racconto alcuni passaggi che loro stessi avevano o stanno vivendo.

Ma la più grande emozione è stato quando le persone presenti hanno deciso di dialogare, di raccontare un piccolo passaggio della loro esperienza, le loro sensazioni, quello che hanno vissuto.

Un intenso momento di condivisione che ha visto coinvolte molte delle circa 50 persone presenti e che forse, almeno per quella sera, si sono sentite meno sole.

Le stesse persone presenti in sala mi hanno permesso di capire che questa mia esigenza di confrontarmi non è solo mia, appartiene un po’ a tutti.

Quindi oggi capisco sempre più l’importanza di parlarne, di condividere, per essere l’uno più vicino all’altro.

Condividere potrebbe alleviare un po’ l’animo e magari, farci sentire meno soli, quindi semplicemente grazie a chi ha già e a chi vorrà condividere le sue storie!

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