Le Vostre Storie: un papà improvvisamente geloso e che vuole andare a casa

LE SITUAZIONI DELLA VITA E VALIDATION

Riprendiamo il nostro viaggio nel mondo del disorientamento e di Validation  partendo dalla mail di un nostro lettore che ci scrive raccontando la sua situazione.

Prima però  di guardare questa situazione specifica “alla luce di Validation”,  mi preme puntualizzare che, la maggior parte delle volte noi (familiari e operatori) non conosciamo la causa che sta dietro al comportamento del nostro anziano disorientato (vedi Principio n. 5).
Una causa che spesso fa parte di un passato così lontano da renderne difficile se non impossibile la scoperta.

Per questo motivo possiamo solamente fare delle ipotesi sulla natura di quelli che sono i comportamenti “strani” che il nostro anziano disorientato mette in atto.

LA LETTERA DEL LETTORE

“Salve,mio papà è affetto da demenza e spesso la sera vuole tornare a casa propria non riconoscendo più sua moglie e la sua casa.
Altre volte invece ha l’ossessione che mia mamma lo tradisce e vede gente dentro casa.
Che significano queste azioni e come ci possiamo comportare?”
Aggiungo che a mio papà è stata fatta diagnosi di demenza e che in passato non ha dimostrato segni di gelosia, pur avendo un carattere e una cultura tradizionale, inoltre non ha mai avuto allucinazioni prima di ammalarsi.

RIFLETTIAMO SU QUESTA SITUAZIONE

NON RICONOSCE PIÙ NÉ LA SUA CASA NÉ SUA MOGLIE

Il nostro anziano, nel disorientamento, torna nel passato e spesso la “sua casa” è quella nella quale viveva con la famiglia di origine (vedi  articolo: “Come gestire il familiare disorientato che vuole andare a casa”).
E’ probabile che stia vivendo un momento della gioventù del quale la moglie non faceva ancora parte.

Potrebbe essere questo il motivo per cui, nei momenti in cui ritorna a quel passato lontano, non riconosce nemmeno la persona che magari gli è al fianco da tanti anni.

COSA FARE?

Alcuni suggerimenti che riguardano la casa, li possiamo trovare nell’articolo “Come gestire il familiare disorientato che vuole andare a casa”, suggerimenti che supportati dall’uso delle domande aperte, ci aiutano a dare la possibilità al nostro anziano di esprimere il suo bisogno. (vedi  articolo: “Quale bisogno si nasconde dietro un comportamento?”)

Alla moglie che si vede “non riconosciuta”, non potendo cambiare la realtà, potrebbe essere d’aiuto riuscire a gestire le emozioni che ne derivano ( frustrazione, tristezza e delusione)  leggendo questo mancato riconoscimento, non come una mancanza nei suoi confronti, ma come un bisogno fondamentale del marito di tornare ad un passato del quale lei magari non fa parte, ma che per lui è vitale “sistemare”.

Sicuramente un cambio di “visione” è difficile da fare ma possibile, grazie  all’aiuto del Centering (clicca qui per l’esercizio) e dell’atteggiamento convalidante.
Entrambi infatti possono contribuire a ridurre sia la frustrazione che la tristezza emotiva, aumentando la capacità di tollerare i momenti in cui il coniuge non la riconosce.

HA MOMENTI IN CUI HA L’OSSESSIONE CHE LA MOGLIE LO TRADISCA

L’ossessione del tradimento in una persona che non ha mai manifestato, prima del disorientamento, questo tipo di pensiero/comportamento può trovare spiegazioni legate al vissuto del passato e/o ai compiti non portati a termine nelle varie fasi della vita (vedi l’articolo su “Erickson e le fasi evolutive”) come ad esempio:

  • sentimenti di gelosia repressa nell’infanzia o nell’adolescenza
  • la mancata acquisizione della fiducia nella primissima fase neonatale

questi aspetti possono trovare spazio di espressione nel disorientamento, mano a mano che si verifica la perdita progressiva del controllo cognitivo e la parte emotiva prende forza.

COSA FARE? O MEGLIO, COSA NON FARE?

Sicuramente non far ragionare o negare quello di cui si viene accusati in quanto fa sentire l’anziano non considerato in quello che esprime. (Vedi gli articoli su “l’Atteggiamento Convalidante”)

Anche in questo caso le domande aperte permettono di indagare su come si sente l’anziano rispetto a questo sentimento/emozione.

Si potrebbe chiedere:

  • “che cosa ti fa pensare che la mamma (o che io) ti tradisca?”
  • “Con chi?”
  • “Ti sei sentito tradito anche in altre situazioni, da altre persone?”

VEDE DENTRO CASA GENTE CHE NON C’È

Vedere cose che non ci sono nella realtà e in questo caso, della gente dentro casa, viene normalmente etichettato come allucinazione.
Non possiamo escludere che effettivamente questo anziano ne soffra, anche perché non va dimenticato che ci sono farmaci utilizzati in queste situazioni, che possono avere come effetto collaterale l’insorgenza di allucinazioni.

Ma esiste un’altra possibile lettura di questa manifestazione che si chiama “immagine eidetica”.
La formazione di questa “immagine eidetica” trova il suo fondamento nella teoria di Wilder Penfield, neurologo canadese (al quale fa riferimento Naomi Feil nell’identificazione del principio n. 10) che ha dato contributi di grande importanza nello studio del tessuto nervoso, di malattie neurologiche e di tecniche di chirurgia cerebrale.

Penfield durante le sue ricerche ha scoperto che:

“stimolando particolari aree della corteccia cerebrale si innesca un cascata di ricordi nel paziente, così vividi e ricchi di particolari da far rivivere con grande chiarezza anche avvenimenti del tutto dimenticati, talvolta con le sensazioni ad essi associati (suoni, odori,…), ad un punto tale da poter dare al soggetto la percezione di stare provando nuovamente quelle sensazioni”.

Se questo fosse il caso del nostro anziano, vorrebbe dire che è ancora il passato che viene alla luce facendo rivivere una situazione che dall’esterno può sembrare allucinazione, ma che per chi la sta vivendo è assolutamente reale .

Se invece il tuo anziano, a causa del deterioramento, ha difficoltà con il linguaggio e gli risulta impossibile fornire una risposta , è preferibile usare le domande chiuse, cioè quelle domande che prevedono come risposta solo un “sì” o un “no” e che non creano frustrazione perché non trova le parole.

Questa situazione ci richiede una grande capacità di osservazione e attenzione alla persona, in quanto sei tu a dover offrire all’anziano un’ipotesi, che lui dovrà solo confermare o smentire

COSA FARE? IL CENTERING E LE DOMANDE APERTE

Di fronte a questa manifestazione sempre l’uso del Centering (clicca qui per l’esercizio) può aiutarci a “vivere quello che l’altro vive”, ad entrare nella sua emozione, avendo chiaro che quella è la sua realtà di questo momento.

Si può cercare di comprendere usando le domande aperte (vedi articolo: “Le domande aperte con le persone disorientate”) partendo da:

  • “chi sono queste persone?”
  • “che cosa stanno facendo?”
  • “che cosa vogliono?”

Lo scopo è quello di far uscire le emozioni legate a quello che il nostro anziano vive e attenzione, mai quello di psicanalizzare.

È normale che di fronte a situazioni così forti, il bisogno di spiegazioni, di capire il perché dei comportamenti e delle malattie e la necessità di trovare e dare “risposte” o la cosa giusta da fare in quei momenti possa prendere il sopravvento.

Purtroppo però è proprio in queste situazioni che difficilmente si riesce a “capire” ma soprattutto, “capire”, non è  necessariamente di aiuto, né a noi né al nostro anziano. Invece è molto più efficace e funzionale “ascoltare”, per dargli modo di esprimere con libertà le emozioni mano a mano che vengono a galla.

È vero che risulta difficile riuscire ad accettare, di fronte ad un proprio caro disorientato, che quello che possiamo fare per lui non è “risolvere”, il problema del momento,  (anche perché non possiamo né farlo andare a casa, né fargli riavere i bambini piccoli o la mamma ancora viva, ecc…), ma semplicemente  accogliere la sua emozione, la sua preoccupazione, in modo che possa prendere la luce e diminuire di intensità (principio n. 4)

L’ARGOMENTO DEL PROSSIMO APPUNTAMENTO

Ringraziamo di cuore la persona che ha messo a disposizione di tutti, aspetti così delicati della vita e speriamo di avere dato qualche spunto di riflessione che possa essere utile a gestire un po’ meglio la situazione.

Il nostro appuntamento con Validation ritorna il prossimo 14 febbraio con “Amore: l’amore che ti lega”

E vi ricordiamo, che se avete un comportamento di un vostro caro, che ripete costantemente, a cui non sapete dare una spiegazione? Scriveteci!

Inviaci una mail a info@storiedialzheimer.it , l’autore e il tuo caro rimarranno anonimi, parleremo solo del bisogno cercando di dare insieme una spiegazione.

Un’occasione per comprendere e  anche per aiutare, attraverso un’esempio, un familiare o un caregiver che si trova nella tua stessa situazione.

 

 

Trovo indispensabile sottolineare che il metodo Validation può essere applicato avendo la consapevolezza che alcuni piccoli suggerimenti, da soli, non potranno portare a risultati “miracolosi”

Ben trovato a chi ha deciso di conoscere il metodo Validation attraverso Storie di Alzheimer.
Il tema all’interno di Storie di Alzheimer non ha l’obbiettivo di formare,
esistono infatti incontri e corsi strutturati a questo scopo, ma bensì di “dialogare”.
L’obbiettivo è portare a conoscenza delle famiglie il metodo che ha cambiato negli ultimi 15 anni la mia vita, sia dal punto di vista lavorativo che personale.

Patrizia GelmiFormatrice Validation

Ti stai domandando se il tuo comportamento è corretto?

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