Le domande aperte con le persone disorientate: Chi, Dove, Come, Quando e Cosa

CHE COSA SONO LE DOMANDE APERTE?

Ci siamo lasciati lo scorso 15 dicembre (se vuoi puoi trovare l’articolo Qui)  con delle domande “Chi, Dove, Come, Quando e Cosa” e con l’intenzione di usare queste domande per entrare in relazione con il nostro anziano, ma soprattutto, di esplorare le sue emozioni per far prendere loro la luce e ridurne l’intensità.

CHI , COSA (che cosa), DOVE, QUANDO E COME

Sono domande aperte, che servono a stimolare la conversazione aiutandoci ad esplorare quello che l’anziano sta pensando e provando e ti offrono la possibilità di spaziare nella risposta.

Sono domande che puoi utilizzare con il tuo caro se ha ancora le capacità verbali per  esprimersi.

Tra queste domande forse ti sei chiesto perché non c’è “il perché” ?!

E’ bene evitare di chiedere perché, in quanto la risposta richiede una capacità cognitiva che l’anziano disorientato ha perso o sta perdendo, ed essendo in difficoltà nel rispondere, anziché aiutarlo ad esprimersi, rischi di scatenare in lui irritazione e frustrazione.

Ricorda che prima ancora di usare queste domande, una possibilità per iniziare la comunicazione è chiedere: “che cosa succede?” e da lì proseguire con le altre domande…

Vediamo insieme alcuni esempi di domande aperte in alcune delle situazioni più frequenti,

LE DOMANDE APERTE

Attenzione: usa il tu oppure del lei in base al rapporto che hai con l’anziano.

Quando accusa te o altri di rubargli oggetti, soldi ecc.

  • Che cosa hanno portato via? Che cosa è venuto  a mancare?
  • Dove le hanno prese?
  • Chi è stato?
  • Quando è successo?

Quando ti dice “devo andare a lavorare”

  • Che lavoro facevi? Cosa devi andare a fare?
  • Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
  • Chi lavora con te?
  • Che cosa succederebbe se non potessi più lavorare?

Quando cerca la mamma, il babbo, il marito o la moglie che non ci sono più:

  • Che cosa ti manca di più della mamma (o babbo o marito)?
  • Quale è la cosa più bella della mamma?
  • Che cosa ti fa arrabbiare?
  • Quando è che ti manca di più?

Se invece il tuo anziano, a causa del deterioramento, ha difficoltà con il linguaggio e non riuscirebbe a fornire una risposta , è preferibile usare le domande chiuse, cioè quelle domande che prevedono come risposta solo un “sì” o un “no” e che non creano frustrazione perché non trova le parole.

Questa situazione ci richiede una grande capacità di osservazione e attenzione alla persona, in quanto sei tu  a dover offrire all’anziano un’ipotesi, che lui dovrà solo confermare o smentire

Proviamo a vedere insieme alcuni esempi di domande chiuse.

LE DOMANDE CHIUSE

Attenzione: usa il tu oppure del lei in base al rapporto che hai con l’anziano.

  • Va tutto bene?
  • C’è qualcosa che ti dà fastidio? Hai dolore? Hai prurito?
  • Ti vedo occupato, hai molto da fare?

Questo tipo di domande possono essere usate anche con l’anziano ancora in grado di esprimersi ma, in ogni caso, vanno utilizzate con parsimonia altrimenti si rischia che sembri un’intervista o, ancora peggio, un interrogatorio.

Se il tuo caro percepisce che si tratta di un’intervista o interrogatorio può  irritarsi e chiederci  “cosa sono tutte queste domande? O, ancora “Perché mi stai facendo così tante domande, cosa vuoi da me? ” e anziché guadagnare la sua fiducia creerai in lui timore e diffidenza.

UN ESEMPIO CONCRETO

Per maggiore chiarezza riportiamo qui sotto un esempio di un dialogo avvenuto tempo fa fra me (Patrizia, “io”) ed un’ospite (che per privacy chiameremo Giovanna, “G”)

Giovanna non amava cambiarsi i vestiti e gli operatori avevano trovato come soluzione quella di metterli a lavare quando ancora Giovanna dormiva, sostituendoli con altri per farli trovare pronti al mattino al suo risveglio.

Ogni volta immancabilmente Giovanna si arrabbiava perché non trovava i suoi vestiti e si rifiutava di lavarsi (Fase 1). 

L’operatore in turno cercava di spiegarle che erano stati messi a lavare ma Giovanna si arrabbiava ancora di più, perché sosteneva che non c’era bisogno e che non erano assolutamente sporchi.

Quindi, in accordo con gli operatori, ho provato a parlare con Giovanna utilizzando le domande aperte, adottando insieme un atteggiamento convalidante, e abbiamo chiesto a Giovanna:

Io: Giovanna che cosaè successo che è così arrabbiata?

G: Mi hanno portato via i miei vestiti!

Io:Dove erano i suoi vestiti?

G: Lì sulla sedia dove li lascio sempre quando mi spoglio la sera.

Io: Chi potrebbe averli presi?

G: Quella donna che c’era stanotte, me li ha nascosti lei di sicuro. Stamattina quando mi sono svegliata non c’erano più e c’erano questi (indicando i vestiti puliti preparati da mettere dopo il bagno).

Io: Non sono questi, ma come erano gli altri?

G: Una gonna marrone e una camicetta in tinta con un fiocco sul collo, sono i miei preferiti.

Io: Che cosa li rendeva così speciali?

G: erano un regalo della contessa per cui ho lavorato per tanti anni, me ne ha regalati tanti ma quelli mi piacciono particolarmente.

Io: Si capisce proprio che le piacevano quei vestiti. Certo che una persona come lei che ci ha sempre tenuto tanto ad essere in ordine e con gli abbinamenti di colore giusto (dato che abbiamo della sua storia), sicuramente non è a suo agio con dei vestiti presi a caso, (aprendo l’armadio) secondo lei, possiamo trovare un altro abbinamento che possa andare bene per oggi?

G: (Avvicinandosi all’armadio) beh anche questi pantaloni neri e questa camicetta azzurra stanno bene insieme.

Io: Sono proprio un abbinamento elegante, se è d’accordo possiamo intanto preparare questi,  così dopo la doccia può metterli ed uscire in ordine ed elegante come sempre!

G: (sorridente) Va bene, mettiamoli sulla sedia ed andiamo pure a lavarci!

CHE COSA È SUCCESSO TRA ME E GIOVANNA?

Come puoi capire dal dialogo, le domande aperte, utilizzate per indagare, hanno avuto l’effetto di farle esprimere quello che stava provando.

Questo ha dato modo poi, (conoscendo il suo desiderio di essere sempre elegante) di fare  leva sul suo buon gusto e sulla possibilità di decidere che cosa poteva stare bene ugualmente, per farla sentire ascoltata, valorizzata.

La rabbia contro chi aveva precedentemente portato via i vestiti, di conseguenza,  si è ridimensionata e, una volta tranquillizzata, ha accettato di fare la doccia.

L’ARGOMENTO DEL PROSSIMO APPUNTAMENTO

Grazie anche quest’oggi per averci seguito e ti aspettiamo il prossimo 31 gennaio con un’appuntamento dedicato alle vostre domande.

Avete un comportamento di un vostro caro, che ripete costantemente, a cui non sapete dare una spiegazione? Scriveteci!

Inviaci una mail a info@storiedialzheimer.it , l’autore e il tuo caro rimarranno anonimi, parleremo solo del bisogno cercando di dare insieme una spiegazione.

Un’occasione per comprendere e  anche per aiutare, attraverso un’esempio, un familiare o un caregiver che si trova nella tua stessa situazione.

 

 

Trovo indispensabile sottolineare che il metodo Validation può essere applicato avendo la consapevolezza che alcuni piccoli suggerimenti, da soli, non potranno portare a risultati “miracolosi”

Ben trovato a chi ha deciso di conoscere il metodo Validation attraverso Storie di Alzheimer.
Il tema all’interno di Storie di Alzheimer non ha l’obbiettivo di formare,
esistono infatti incontri e corsi strutturati a questo scopo, ma bensì di “dialogare”.
L’obbiettivo è portare a conoscenza delle famiglie il metodo che ha cambiato negli ultimi 15 anni la mia vita, sia dal punto di vista lavorativo che personale.

Ti stai domandando se il tuo comportamento è corretto?

Hai una storia da raccontare?

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