Allucinazione o Immagine Eidetica?

COME INTERPRETARE LA VISIONE O L’ASCOLTO DI COSE NON REALI

Come abbiamo visto nell’articolo “Il passato che si fa vivo nel presente”, il richiamo del passato può arrivare al nostro anziano attraverso le emozioni richiamate da suoni, profumi e oggetti, ma non solo.

Qualche volta ci sembra che i nostri anziani con disorientamento soffrano anche di allucinazioni visive o uditive (sintomo riconosciuto nel caso di demenza a Corpi di Lewy o collegato, a volte, all’assunzione di alcuni tipi di farmaci).

Situazioni in cui ad esempio potrebbero parlarci di bambini che sono lì davanti a loro, di bambini che piangono e che devono assolutamente andare a consolare.

Situazioni che se anche noi non vediamo o sentiamo, per loro sono assolutamente “reali e presenti”.

SIAMO SICURI CHE SI TRATTI DI ALLUCINAZIONI?

Per provare a rispondere a questa domanda dobbiamo prima accennare alla memoria eidetica.

La memoria eidetica è una tipologia di memoria, che ci consente di richiamare in modo molto vivido immagini che vengono dal passato.

Il primo a parlare di immagini eidetiche fu Wilder G. Penfield, neurologo canadese che, con l’intento di curare l’epilessia o i tumori cerebrali, operò numerosi pazienti, dando inizio così alla sua ricerca.
Nel corso di questi interventi, infatti, si accorse che, andando a stimolare, con piccoli aghi o elettrodi, punti specifici della corteccia cerebrale veniva innescata nel paziente, una cascata di ricordi, così vividi e reali da provocare nella persona le stesse sensazioni vissute durante l’evento richiamato alla memoria.

Da qui prende spunto il principio nr. 10 elaborato da Naomi Feil e che dice: “Quando i cinque sensi diminuiscono, gli anziani male orientati e disorientati stimolano e usano i loro “sensi interiori” (vedi gli 11 Principi Validation ).

Vedono con gli occhi della mente e sentono i suoni del passato

Più si chiudono al presente più la necessità di sentirsi vivi li può portare a ripescare nel passato situazioni piacevoli, per stare bene, oppure non risolte, per cercare di sistemarle.
Il richiamo è talmente forte da vedere, sentire e provare sensazioni così “reali.”

PERCHÉ PUÒ ESSERE UTILE CONOSCERE L’ESISTENZA DELLE IMMAGINI EIDETICHE?

La conoscenza ci permette di guardare quello che sta succedendo al nostro anziano in un modo diverso, non come un sintomo da combattere (allucinazioni) ma come una strategia che il nostro anziano usa per cercare di stare meglio.

Ancora una volta diciamo che, se lui sta cercando il modo di far prendere luce ad emozioni rimaste bloccate nel passato e noi le accogliamo e diamo loro valore, invece che rimandargliele indietro negandole, possiamo aiutarlo a raggiungere il suo scopo.

COME POSSIAMO AIUTARE L’ANZIANO DISORIENTATO?

Di fronte a questa manifestazione ancora una volta l’uso del Centering ( clicca qui per l’esercizio di Centering ) ci può aiutare per provare a “vivere quello che l’altro vive”, ad entrare nella sua emozione, avendo chiaro che questa è la sua realtà.
Con l’ascolto attivo e le domande aperte (vedi Che cos’è l’atteggiamento convalidante? – Ascolto Attivo e Comunicazione Non Verbale ) creiamo le condizioni perché si possa sentire capito e non giudicato.

il nostro istinto ci porta a pensare “Ma cosa dici? Cosa stai raccontando? Hai le allucinazioni!

Conoscendo la storia della persona, e collegando quello che dice ad uno o più eventi del passato, potrebbe essere più facile trovare le parole giuste per aiutarla a far uscire le emozioni che sono in gioco ma, se non ne siamo al corrente, ascoltarla e accogliere le sue emozioni serve comunque a farla sentire meglio.

Come capire nell’anziano disorientato se si tratta di allucinazioni o di immagini eidetiche e come aiutarlo?

In realtà per noi non è fondamentale riuscire a fare distinzione tra allucinazioni e immagini eidetiche.
Conoscendo questa possibilità, noi possiamo comunque guardarle come “immagini eidetiche” ed accoglierne le sensazioni ed emozioni collegate, e soprattutto trattarle come vere semplicemente perché per il nostro anziano lo sono.

Vediamo insieme un esempio:

La signora, ospite in struttura, durante la notte parla con la cognata come se si trovasse davanti a lei nella stanza.

La rimprovera per essersi comportata male nei confronti del marito, il fratello dell’ospite.
Quello che sta vivendo è talmente reale per lei che quando l’operatrice le chiede cosa stia succedendo, l’ospite la zittisce dicendo: « shhh…che non sento quello che mi sta rispondendo mia cognata! »

L’operatrice è rimasta allora in silenzio, evitando di fare commenti su quello che stava accadendo, anche se la cognata non si trovava realmente lì, permettendole così di “tirare fuori” quei sentimenti di rabbia provati nei confronti della stessa.

Solo alla fine della conversazione con la cognata, l’operatrice, è intervenuta e un semplice: « certo che dev’essere proprio brutto vedere un fratello che sta male » è bastato per fare sentire l’ospite compresa, tanto da portarla ha rispondere:
« già…gli voglio così bene che vorrei vederlo sempre felice» e poco dopo, alleggerita, si è addormentata.

 

Attraverso questo esempio è chiaro come il nostro scopo sia quello di dare la possibilità alle emozioni di quel momento di uscire fuori, evitando di bloccarle e, ancora una volta, risulta chiaro quanto sia di grande aiuto riuscire a spostarsi dalla posizione:

di chi capisce a quella di chi ascolta
– e –
da quella di chi risolve a quella di chi accoglie

CHE AIUTO PORTA AL CAREGIVER COMPRENDERE QUESTO?

Per noi familiari comprendere da cosa nascono alcuni comportamenti dei nostri cari ci può aiutare a stare “tranquilli”, anche davanti alle situazioni più strane.

Quella tranquillità che viene trasmessa anche al nostro anziano e che di conseguenza si sentirà capito e rassicurato.

L’ARGOMENTO DEL PROSSIMO APPUNTAMENTO

Prima di salutarci con il prossimo appuntamento vi chiediamo: « vi è mai capitato che il vostro caro vedesse o sentisse cose non reali?»

Raccontateci le vostre esperienze, perché i vostri racconti possono essere d’aiuto agli altri!

Scriveteci in forma privata a info@storiedialzheimer.it o anche attraverso un messaggio privato all’interno della Pagina Facebook Storie di Alzheimer.

Vi salutiamo dandovi appuntamento con il Metodo Validation il prossimo 16 aprile con un nuovo articolo dedicato a“Ho paura! Mi stai ascoltando?”

 

Trovo indispensabile sottolineare che il metodo Validation può essere applicato avendo la consapevolezza che alcuni piccoli suggerimenti, da soli, non potranno portare a risultati “miracolosi”

Ben trovato a chi ha deciso di conoscere il metodo Validation attraverso Storie di Alzheimer.
Il tema all’interno di Storie di Alzheimer non ha l’obbiettivo di formare,
esistono infatti incontri e corsi strutturati a questo scopo, ma bensì di “dialogare”.
L’obbiettivo è portare a conoscenza delle famiglie il metodo che ha cambiato negli ultimi 15 anni la mia vita, sia dal punto di vista lavorativo che personale.

Ti stai domandando se il tuo comportamento è corretto?

Hai una storia da raccontare?

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