Il passato che si fa vivo nel presente

OGGETTI, SUONI O PROFUMI CHE PORTANO L’ANZIANO DISORIENTATO NEL PASSATO

Principio N. 11

Gli eventi, le emozioni, i colori, i suoni, gli odori, i sapori e le immagini danno vita ad emozioni che attirano emozioni simili provate in passato
Le persone anziane reagiscono al presente alla stessa maniera del passato

L’altro giorno la mia parrucchiera, per addolcire l’attesa, mi ha offerto una caramella, davanti a me un cestino ben fornito da cui scegliere. Ne ho pescata una, senza guardare e ho rischiato di mettermi a piangere davanti a lei.

Erano anni che non mi capitava di vedere una caramella alla panna, di quelle tipo mou, di colore bianco, con l’incarto azzurro e bianco <<oramai pensavo non le facessero nemmeno più!>> e di colpo sono stata colta da un’emozione molto forte, una tenerezza intrisa di malinconia tale da farmi venire una gran voglia di piangere.

Mi sono trattenuta ovviamente, ma la malinconia che quella caramella mi aveva scatenato mi è rimasta e  appena arrivata a casa, l’ho subito raccontato a mio marito e finalmente ho potuto lasciare spazio a quelle lacrime che prima avevo trattenuto.

A COSA CI PORTA IL RACCONTO DI QUESTO EPISODIO?

Racconto questo episodio personale perché, semplicemente, quella caramella mi ha scatenato un ricordo di quando ero bambina portandomi a quando mio padre fu costretto a lavorare, per 2 lunghi anni, lontano da casa, tornando solo per il fine settimana. Ogni sabato, quando tornava, mi portava una manciata proprio di quelle caramelle alla panna.

Nel vederle dopo tanto tempo, il ricordo di mio padre (deceduto nel 2005) si è ripresentato così vivo, da farmi rivivere emotivamente, la stessa identica mancanza che aveva provato la bambina di allora.

Nella vita è sicuramente capitato a tutti di trovarsi a fare i conti con emozioni o sensazioni improvvise, scatenate dalla vista di un oggetto come nel mio caso, oppure, dalla percezione di un profumo, un rumore o una musica, o ancora, da una situazione.
Emozioni o sensazioni riconducibili ad episodi, o persone, emotivamente significativi del passato.

Questo tipo di emozioni / sensazioni possono essere piacevoli, spiacevoli, o semplicemente, fastidiose in base al tipo di ricordo a cui sono collegate, in ogni caso influenzano per un tempo, più o meno lungo, il nostro umore.
Nel mio caso la malinconia / tristezza, mi ha fatto compagnia soprattutto finché non l’ho potuta esprimere, parlandone con mio marito e piangendo, una malinconia / tristezza che poi è tornata ad essere la mancanza contenuta e gestibile di sempre.

CONOSCERE IL PASSATO PER AIUTARLI NEL PRESENTE

Ora proviamo ad immaginare che uno stimolo simile arrivi al nostro anziano disorientato, che non è in grado di razionalizzarla ed esprimerla semplicemente raccontandola, che senza l’apporto della cognitività rischia di esserne travolto.

Avere una conoscenza approfondita del passato del nostro caro sicuramente ci può aiutare a comprendere meglio le sue reazioni, riconoscere gli stimoli che li possono scatenare e quando possibile evitarli

Prendiamo ad esempio l’odore di aceto che sale dall’insalata, niente di particolare ma, se nel passato di quella persona c’è stato il lutto di una persona molto cara, che viene richiamato dall’odore dell’aceto (un tempo l’aceto veniva usato per lavare i defunti e l’odore aleggiava nelle case fino a funerale avvenuto) non ci sarà da stupirsi se si metterà a piangere.
Ma se ne siamo a conoscenza, sarà semplice evitare di mettergli davanti l’insalata o preoccuparci di non aggiungere aceto alla sua, in modo da evitare di provocargli la tristezza legata a quel ricordo.

Così come non ci stupiremo più di fronte al comportamento di un’anziana signora, sempre così dolce e tranquilla, che improvvisamente, durante una cocomerata estiva, diventa aggressiva e si accanisce su una collana al collo dell’operatore, fatta di corda e carta, a forma di cocomero.
La figlia, dopo l’episodio, venne da noi a scusarsi per non averci raccontato che la mamma, da ragazza, rischiò di morire soffocata mangiando un pezzo di cocomero e da allora, anche solo la vista dell’immagine, o del cocomero, le scatena una paura a cui a reagisce con aggressività.

In questi casi i familiari ci hanno aiutato, essendo a conoscenza degli episodi, a collocare le reazioni dell’anziano al giusto posto ma, quante volte ci troviamo di fronte a reazioni strane, improvvise ed inspiegabili che ci mettono in difficoltà perché non riusciamo a capirle?

Possiamo immaginare quanti rumori, oppure odori, li possano ricondurre ad esperienze forti e spiacevoli legati alla guerra, non dimentichiamo che molti anziani hanno vissuto da molto vicino l’esperienza della seconda guerra mondiale ed i più anziani anche la prima.

A volte, il semplice suono delle campane (che all’epoca nei paesi veniva usato per avvisare dell’arrivo dei tedeschi), può scatenare allerta ed agitazione in un’anziano che da partigiano, durante il conflitto, fu costretto per tanto tempo a fuggire nei boschi per non venire catturato.
Così come in una struttura, il rumore del carrello del pasto, che arriva dalla cucina, può richiamare le vibrazioni dei carri armati o dei treni che portavano i prigionieri ai campi di concentramento.

Possiamo immaginare che l’emozione scatenata da un ricordo del genere possa andare dall’ansia, alla paura, fino al terrore, in base al vissuto personale.
La reazione che ne consegue può essere, da parte del nostro anziano, il tentativo di allontanarsi , di nascondersi e scatenare aggressività, se qualcuno glielo impedisce.

COSA POSSIAMO FARE?

Se siamo a conoscenza del fatto scatenante, e non abbiamo strategie per evitarlo, come invece si può fare nel caso dell’aceto e del cocomero, possiamo parlarne utilizzando le domande aperte (vedi articolo sulle domande aperte).

Se ad esempio, al suono delle campane o del carrello, si agita, si può chiedere “è successo qualcosa di brutto?” oppure “è un rumore davvero fastidioso, vero?!”

Se ci troviamo di fronte ad una reazione che non possiamo collegare a nulla, sono sempre le domande aperte a venirci in aiuto.

Un semplice “cosa sta succedendo?”, può aiutare l’anziano ad esprimere quello che prova, e a volte, anche a raccontare proprio il ricordo che è riemerso.

La maggior parte delle volte, però, non sarà possibile capire, ma il Metodo Validation ci ricorda sempre che questo non è fondamentale, quello che conta è che l’anziano possa esprimere come può quello che prova e, liberandosene, alleggerirsi e stare meglio anche solo per un momento.

Naturalmente i ricordi e le emozioni che derivano dal passato possono anche essere piacevoli e “sfruttati”, a volte, sia da familiari che da operatori, per rendere più semplici le attività assistenziali.

Quante volte infatti davanti ad un’anziano oppositivo, semplicemente facendogli vedere la foto dei genitori, oppure del figlio con cui ha un legame forte e facendolo parlare delle persone ritratte nella foto, siamo riusciti a lavarlo o vestirlo senza più problemi?!

E quante volte siamo riusciti a far rientrare uno stato di agitazione, semplicemente cantando una canzone a cui sappiamo che l’anziano è particolarmente legato (ad esempio Romagna Mia, in Romagna funziona quasi sempre!) sfruttando la sensazione di appartenenza che uno specifico canto provoca?!

Le esperienze del passato possono essere richiamate, in ogni momento, da un piccolo particolare del presente e provocare la stessa emozione e / o reazione che si scatenò nel momento in cui è stata vissuta.
Ma se impariamo a non averne paura e diventiamo consapevoli che, accogliendole e facendo loro prendere luce, le aiutiamo a diminuire di intensità, il nostro carico emotivo diminuirà con loro ed il rapporto con il nostro anziano ne uscirà rafforzato con grande beneficio per entrambi.

L’ARGOMENTO DEL PROSSIMO APPUNTAMENTO

Prima di salutarci con il prossimo appuntamento vi chiediamo:
nella vostra esperienza con un anziano disorientato siete riusciti, anche per caso, a comprendere situazioni riconducibili ad episodi del passato? Siete riusciti a trovare strategie che hanno funzionato senza nemmeno conoscerne l’aggancio?

Invitandovi a condividere le vostre esperienze, per essere d’aiuto agli altri, scrivendoci in forma privata a info@storiedialzheimer.it vi diamo appuntamento il prossimo 30 marzo con l’articolo “Metodo Validation: allucinazione o immagine eidetica”

 

Trovo indispensabile sottolineare che il metodo Validation può essere applicato avendo la consapevolezza che alcuni piccoli suggerimenti, da soli, non potranno portare a risultati “miracolosi”

Ben trovato a chi ha deciso di conoscere il metodo Validation attraverso Storie di Alzheimer.
Il tema all’interno di Storie di Alzheimer non ha l’obbiettivo di formare,
esistono infatti incontri e corsi strutturati a questo scopo, ma bensì di “dialogare”.
L’obbiettivo è portare a conoscenza delle famiglie il metodo che ha cambiato negli ultimi 15 anni la mia vita, sia dal punto di vista lavorativo che personale.

Ti stai domandando se il tuo comportamento è corretto?

Hai una storia da raccontare?

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