Le parolacce che non ha mai detto

Il meccanismo di legittima difesa

 

Nell’affrontare l’argomento di oggi partiamo subito con il ricordare il principio n° 5 del Metodo Validation:

C’è una causa dietro il comportamento delle persone molto anziane mal orientate o disorientate. 

Questo principio ci aiuta a leggere in un altro modo i meccanismi che contraddistinguono l’esordio del disorientamento o “malattia” .Naome Feil suddivide il disorientamento dell'anziano in 4 fasi

Meccanismi che i nostri anziani disorientati a volte utilizzano e che comprendono una serie di comportamenti strani, inadeguati, inusuali e a volte “socialmente non accettati”, che provocano a noi  familiari, o operatori, rabbia, disagio, imbarazzo e, a volte, anche vergogna.

Un crescendo di piccole “distrazioni” caratterizza infatti la prima fase  (o disturbi dell’orientamento) e spesso sono quelle che fanno ricorrere i familiari all’aiuto di uno specialista per capire che cosa non va.

Sicuramente ogni familiare ricorda bene il periodo che ha portato alla diagnosi della demenza, quasi sempre costellata da piccoli fatti che lo hanno messo, un po’ alla volta, in allarme rispetto al proprio caro

Ma quali sono queste piccole “distrazioni?”

  • Pentole messe sul fuoco e dimenticate fino a quando non è tutto carbonizzato
  • Oggetti cercati per tanto tempo e trovati in posti inadeguati, come: chiavi nel  freezer, cibo nell’armadio, soldi nascosti nelle scatole delle scarpe

oppure

  • situazioni di disorientamento improvviso, con mogli che non riconoscono il marito e chiamano aiuto per <<fare uscire quell’uomo da casa mia>>, o che non trovano più la strada per tornare a casa dal supermercato…

Il cambiamento

 

Questi comportamenti “strani”, non usuali per quella persona, “inadeguati per quella situazione ”, sono l’effetto delle perdite che il disorientamento sta creando nel nostro anziano o della sua necessità di risolvere conflitti del passato spesso usando dei simboli (vedi Metodo Validation: i simboli).

I deficit della memoria, creano molte difficoltà nel quotidiano, dal ricordare dove hanno messo le cose, al portare a termine compiti che richiedono un tempo di attenzione abbastanza lungo, al non avere più le capacità per preparare i pasti, anche semplici, o ancora, il non ricordare da quanto tempo un cibo sta cuocendo, oppure, gli ingredienti di una ricetta che fino a poco tempo prima era magari il suo piatto forte.

Dal momento che il nostro anziano, in questa fase, ha ancora un buon aggancio con la realtà, si rende conto delle perdite e si trova a fare i conti con emozioni forti e difficili da gestire come:

  • la paura di perdere il controllo, di fare cose di cui poi non si ricorda – dove sono le chiavi, trovarsi a ricomprare più volte il latte…
  • la rabbia nel vedersi derubato di capacità, competenze e ruoli di cui era padrone fino a poco tempo prima – far da mangiare, occuparsi della spesa, aiutare “nel ruolo” di nonni i figli nella gestione dei nipoti…
  • la vergogna nell’accorgersi che:
    • le dimenticanze si fanno sempre più frequenti – chiudere la porta a chiave, un appuntamento, prendere i farmaci…
    • ripete  le domande più volte o fa confusione fra le persone del presente, ma anche con persone del passato – il figlio diventa il marito, la figlia dell’amica diventa la “sua amica” morta da tempo…
    • le attività del quotidiano sono diventate complicate perché non ne ricorda lo svolgimento – far funzionare la lavatrice, accendere il televisore…
  • lo smarrimento di fronte a cose che non riconosce come proprie o che, percepite come estranee, incutono timore – la casa di un figlio, la struttura che diventa prigione…

Le reazioni

 

E allora, quale può essere la reazione del nostro anziano di fronte ad un marito, una moglie o dei figli che lo rimproverano perché ha dimenticato di nuovo il gas acceso senza mettere la pentola?
Oppure, perché ha messo la borsetta dentro la lavatrice e poi non la trova o perché, è la decima volta che chiede la stessa cosa?

La risposta è la stessa che spesso usiamo anche noi quando veniamo colti in fallo: ci difendiamo, diamo la colpa agli altri, alla distrazione, alle troppe cose da fare, al vicino che ci ha chiamato, al telefono che ha squillato…

solo che noi lo facciamo consapevolmente mentre l’anziano lo fa inconsapevolmente, mettendo in atto questo comportamento nel tentativo di negare una realtà che non gli piace

La legittima difesa diventa dunque la risposta che l’anziano disorientato mette in atto per fronteggiare o negare avvenimenti su cui non ha più controllo a causa delle perdite legate al disorientamento.

Non lo fa apposta! Non vuole prenderci in giro!

Quando dice che gli è caduta l’acqua sul letto, anziché riconoscere una perdita di urina, si sta solo difendendo da una perdita che per lui / lei è intollerabile da sopportare, come ad esempio nell’articolo Alzheimer: Incontinenza e Vergogna.

Oppure se si arrabbia e ci accusa di avergli rubato le chiavi per non farlo uscire di casa, sta solo cercando di dare ad altri la colpa di quello che gli viene “rubato ” , ovvero la memoria.

In questa fase più che mai, un ambiente libero da rimproveri, ricco di comprensione e accoglienza per le sue difficoltà, e nel quale poter esprimere le emozioni senza essere giudicato , aiuta l’anziano disorientato a ridurne il peso (vedi Principio n° 4).

Quando dice parolacce o diventa improvvisamente “disinibito”

 

Cosa prova un figlio quando un genitore che è stato mite, educato e controllato nei modi per tutta la vita, improvvisamente comincia ad esprimersi in modo scurrile, con parolacce, fino alle bestemmie?

Oppure che quando parla inizia a fare chiare allusioni di tipo sessuale, o magari a tentare approcci anche fisici?

Come ci dice Validation, attraverso il far ragionare, sgridare, ricattare, purtroppo, si ottiene esattamente l’effetto opposto.

Queste manifestazioni “strane ed inaspettate” possono dipendere dal fatto che, con la perdita delle capacità cognitive, viene meno anche la capacità di seguire le regole sociali, facendo si che saltino i freni inibitori che di solito ci aiutano a regolare le nostre risposte emotive / istintive.

Anche in questo modo, a volte, il nostro anziano cerca di mettere a posto desideri, emozioni o situazioni vissute o represse nel passato.
Non ci sta mancando di rispetto, sta portando alla luce emozioni per lui forti e importanti, che sicuramente ci possono creare difficoltà ma, che comprese e accolte, diminuiscono di intensità.

Riuscire ad essere empatici e accoglienti di fronte a tutte queste manifestazioni è sicuramente impegnativo, ma Validation ci viene in aiuto nel leggerle per quello che sono, come un bisogno del nostro anziano.

Cosa possiamo fare allora quando il nostro familiare, o l’ospite della nostra struttura, utilizza queste modalità per esprimersi?

 

Sapendo che si tratta di legittima difesa dalle perdite, di situazioni del passato che vengono a galla per essere liberate o, che sono i freni inibitori a venire meno, riusciremo, aiutandoci con la tecnica del Centering (qui l’esercizio) e delle componenti dell’Atteggiamento Convalidante (vedi articoli sull’Atteggiamento Convalidante ) a non colpevolizzare l’anziano disorientato per quello che fa e ad essere liberi di accoglierlo, semplicemente per “quello che è” e per le sue fragilità, con comprensione.

Riuscire a cambiare il nostro sguardo su quello che sta succedendo può avere un grande beneficio sulla relazione.

Ci aiuta ad alleggerire la tensione ed a gestire meglio i comprensibili sentimenti di vergogna, rabbia e tristezza, che a volte ci assalgono… soprattutto se siamo coinvolti come familiari.

Qual è stato l’atteggiamento del tuo familiare che ti ha più colpito nella prima fase?

Se vuoi condividere con noi la tua esperienza scrivici nel form qui sotto o a info@storieinvaliagia.it

Grazie per averci accompagnato in questa lettura e vi aspettiamo il 30 ottobre con il nuovo appuntamento dedicato al tema Validation: “Verso il disorientamento: le fasi della vita e i compiti irrisolti”

 

Trovo indispensabile sottolineare che il metodo Validation può essere applicato avendo la consapevolezza che alcuni piccoli suggerimenti, da soli, non potranno portare a risultati “miracolosi”

Ben trovato a chi ha deciso di conoscere il metodo Validation attraverso Storie in Valigia.
Il tema all’interno di Storie in Valigia non ha l’obbiettivo di formare,
esistono infatti incontri e corsi strutturati a questo scopo, ma bensì di “dialogare”.
L’obbiettivo è portare a conoscenza delle famiglie il metodo che ha cambiato negli ultimi 15 anni la mia vita, sia dal punto di vista lavorativo che personale.

Ti stai domandando se il tuo comportamento è corretto?

Hai una storia da raccontare?

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